Stavamo pensando che sì, ci sono davvero un botto di modi per dire le cose.
Alcuni meno consapevoli di altri, certi non tanto gentili e altri ancora che meglio di così non si poteva, perfetti! È questo il pensiero che ha ispirato la RebelNews che stai leggendo, una scintilla. Siamo partite da qui ma ti parleremo di tono di voce e, in particolare, del tono di voce nella tipografia.
Quante cose di noi possiamo comunicare in altre vie? Con quali altre modalità?
Gli innamorati si parlano con gli occhi, i rivali si sfidano con un’alzata di sopracciglia, gli esseri timidi indossano magliette di gruppi hard rock come corazze, le sicure di sé (ma anche le insicure a dir la verità) portano il tacco 12, le cravatte dicono ehi, tutto in ordine qui, bebi. I capelli blu chissà, i tatuaggi sono veri e propri inni e chi li porta sono vere e proprie tele.
Quante cose di noi comunichiamo senza esserne davvero consapevoli?
Nella progettazione di una nuova identità visuale è davvero importante che il “non detto” del brand sia consapevolmente celato dietro alla coerenza d’immagine. Ogni dettaglio dice del brand (come di noi) qualcosa in accordo ai valori e alla missione più espliciti.
Ecco perché si parla di immagine coordinata: tutto deve coincidere, anche quello che non è evidente al primo sguardo.
La tipografia si colloca in quel “vedo-non-vedo” che se stona è un pugno in un occhio.
Ogni font ha una personalità, ha un carattere. Pensa di scrivere la parola “amore”. È già tutta curve, richiama la morbidezza, il calore, un abbraccio. E se la scrivessi come un geroglifico, cosa ti suscita? Forse non la purezza del sentimento, una sensazione non così sana.
Nel personal branding la scelta del lettering ha un’importanza fondamentale.
Pensa se l’insegna di un ristorante stellato avesse un’identità visiva come questa:
Se stai pensando di lasciare il tuo partner e non sai come fare, prenota una cena qui, sarà la mossa decisiva. Ma con quali conseguenze?
E se la targa di un avvocato divorzista avesse questi colori e un paciosissimo “Cominc Sans”?
Non andrete a parare da nessuna parte, sicuro.
Quando invece una linea di creme bio per il corpo usa un packaging come questo?
Non ti senti già spiaggiata in Sicilia? A sorseggiare un limoncello ghiacciato all’ombra di un uliveto?
Meglio di noi lo spiega Mia Cinelli in questo interessante TedEx: ti consigliamo di ascoltarlo fino alla fine e ti sorprenderai a sorriderci su (l’ironia come leva di apprendimento, potentissima!).
La coerenza visuale tra il design grafico e il tono delle parole che scegli è fondamentale per comunicare il messaggio che desideri veicolare in modo efficace, diretto ed empatico. Se stai promuovendo chessò, una app di assistenza allo studio per i giovani delle scuole secondarie di primo grado, usare un font classico e formale non è la scelta migliore che puoi fare. I ragazzi e le ragazze percepirebbero qualcosa di strano…
Come puoi usare al meglio il tono di voce della tipografia per comunicare con precisione e coerenza? Ti suggeriamo 3 cosette:
- Conosci prima il tuo pubblico: a chi ti stai presentando?
Capire il pubblico a cui ti stai rivolgendo o a cui vuoi arrivare è fondamentale per scegliere il font giusto. Questo comporta ovviamente tutta una serie di altre analisi che si fanno nel percorso di personal branding: i tuoi valori, i tuoi talenti, i tuoi obiettivi e i tuoi servizi (chi sei, cosa sai fare, dove vuoi arrivare e a cosa/chi servi, detta come va detta).
- Curiosa e sperimenta senza paura: ricordati che tutto di te è unico ed è tuo!
Prima di trovare la veste (grafica e di voce) che meglio ti si adatta, sperimenta diversi capi, prova, ricerca. Annusa l’aria come un pointer, fiuta, segui. La curiosità come fedele alleata, spia senza ritegno i successi e i fallimenti di cui è fatto questo mondo. Chiediti sempre il perché, analizza e poi buttati.
- Coerenza e presenza: mica ciance.
In tutto questo viaggiare c’è un punto di arrivo: assicurati che il tuo design grafico e il tuo tono di voce siano in linea con il significato delle tua comunicazione. La coerenza visiva dice di te il posto che hai scelto di prendere “al tavolo”: sei o non sei fuffa? prendi o non prendi per i fondelli? ci si può fidare o meglio passare avanti?
Il percorso di personal (re)branding è impegnativo, sallo. Bello ma impegnativo. Farlo in solitudine, tanto di cappello, ma te lo sconsigliamo. Anzi, al contrario ci proponiamo di farlo con te. Con le competenze che ci sono in ballo, le nostre e le tue.
Ti andrebbe di provare? Scrivici raccontando il tuo progetto: abbiamo già le sinapsi che sfrigolano!